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PHD THESIS – presentation & discussion

The thesis in details
sorry, just in italian for the moment…

Cooperative design knowledge.
Creative actions overlook sharing practice.


This is the presentation that has been used in April 21 2009 for the discussion of PhD title in Industrial Design and Multimedia Communication, at Politecnico of Milano.

here you can get the phd thesis full text and bibliography.
It follows the a unperfect preview of discussion, and if it is not to be considered exhaustive of the contents of that day.
I will provide english translation as soon as possible

01 INTRO

Con questa discussione di tesi propongo un terreno di incontro
tra il dominio della conoscenza progettuale
e le pratiche creative di produzione della conoscenza che animano la collaborazione in Internet

02 MOTIVI & RELEVANCE

I motivi e la natura dell’incontro sono da spiegarsi da una parte
nell’utilità degli strumenti digitali e della collaborazione dentro la rete
nel fornire modelli tecnologici per la gestione del moderno sapere digitale,

e dall’altra nella necessità di natura epistemologica di portare avanti un discorso che intreccia sempre di
più la conoscenza con il concetto di pubblico
grazie alla suggestione di approcci bottom up, collaborativi e aperti ai processi di conoscenza.

Vorrei introdurre la rilevanza di questo approccio dal pdv della disciplina del progetto soffermandomi su due premesse della relazione tra ICT e design:

– ICT è un output del progetto della comunicazione,
e quindi in questa relazione stretta e in evoluzione, tra gli la conoscenza e strumenti tecnologici
la qualità del progetto necessariamente si lega alla valorizzazione dello spazio cognitivo

– e inoltre l’ICT è uno strumento metaprogettuale, della pratica riflessiva,
un componente della dotazione strumentale del designer, e anche per il designer lo strumento che rappresenta la mediazione complessa con il sistema di conoscenze.
Uno strumento che quindi richiede una sua specificità.

03 Foundation

Questo confronto con l’esperienza della rete si pone come il livello di approfondimento di precedenti ricerche dipartimentali sulla natura della conoscenza di design e il suo apparato strumentale,
e si è cercato complessivamente con la ricerca d fare dei passi avanti in quelli che erano stati i risultati sia teorici che strumentali di queste ricerche

In particolare sono partita dagli esperimenti pratici concreti del progetto di DesignNet, che è una suite di strumenti ICT frutto di una ricerca sui temi delle risorse per il design che ha dato luogo a soluzioni funzionanti nei termini di strumenti per l’accesso e basi dati.

A complemento
Le riflessioni di questa ricerca cercano di estendere il concetto di
knowledge base disciplinare e aprire il dialogo con questi nuovi approcci e il loro inserimento nei progetti esistenti, il contributo che potrebbero portare.

04 Lexicon

Questo contesto di domande mi ha portato alla necessità di una indagine diretta
Dello spazio di conoscenza del design, Quindi dei contesti progettuali e quello che in essi avviene,
e per la metodologia della ricerca ho sviluppato una etnografia in questi contesti, che fosse la premessa per ipotesi di progetto della tecnologia e dei sistemi per la gestione della conoscenza all’interno di questi spazi.

Userò proprio la retorica dell’etnografia per presentare gli elementi del mio quadro di ricerca:

– a partire dai dati quindi della ricerca,
gli elementi componenti, i concetti che sono stati osservati e discussi;
– a cui segue la parte sull’interpretazione dei dati, per spiegare quelle che sono state le chiavi di lettura della ricerca, gli elementi concettuali.
– E concludere con i due modelli, quello etnografico e quello strumentale, a cui sono arrivata.

05 dati – tacito, gradiente, spazio cognitivo, strumenti, contesto, etnografia

Andiamo quindi a vedere quali sono state le componenti di questa ricerca

1 – partiamo dalla riflessione sulla conoscenza tacita.
conoscenza tacita è un concetto epistemologico che descrive il sapere dell’individuo nei termini di un sistema più grande di ciò che impariamo e siamo in grado di esprimere.

Il termine conoscenza tacita viene utilizzato nel campo delle scienze dell’organizzazione e del km per identificare una conoscenza non codificata, non gestita attraverso flussi comunicativi strutturati; ma una conoscenza che esiste nella testa degli individui, che nasce ed è legata all’esperienza lavorativa.
Il knowledge management è stata la disciplina che si è interessata
in maniera esplicita del progetto della tecnologia all’interno delle organizzazioni: tutte quelle attività legate alla conoscenza e alla sua gestione
sono il link tra il livello della conoscenza del singolo lavoratore, dove effettivamente risiede,
e il livello dell’organizzazione dove invece viene trattenuto il suo valore competitivo e economico dell’organizzazione stessa.

Esiste una tensione top-down che quindi esplora questi flussi di conoscenza per comprenderli e strutturarli, e nell’organizzazione
L’uso dell’ICT viene quindi integrato nella logica di un approccio strumentalista orientato all’efficienza dei risultati e alla massimizzazione del processo di esternalizzazione della conoscenza.

L’Ict dentro la rete ci propone invece l’emergenza di pratiche e attività
tipicamente digitali di cui sono esempi le scritture collaborative, i patrimoni pubblici di materiali audiovisivi, la rete di informazione dei blog tematici, in generale le attività di networking sulla conoscenza
in cui la conoscenza tacita viene valorizzata perchè in grado di generare contesti di relazione, e per la sua importanza dal punto di vista dell’interazione più che di quello dell’efficienza.

Si è quindi tenuta in considerazione quell’approccio forse più simile alle suggestioni di Polanyi in cui le due dimensioni della conoscenza
tacita ed esplicita,
sono raggruppate nella categoria del “sapere pratico”, quel sapere che viene elaborato da una comunità di attori sulla base di risorse cognitive ed orientamenti comportamentali “situati”, non contrapposto al sapere esplicito di cui la comunità dispone, ma costruito a partire da esso, attraverso esperienze condivise nella vita della comunità.

06 dati – spazio cognitivo strumenti contesto

2 – questa relazione tra lo strumento digitale e immateriale e il riferimento stretto alla situalità della conoscenza è costante in tutta la ricerca, e l’ho esplorata nella definizione di spazio cognitivo.

Esiste una tradizione consolidata nella letteratura di design, relativa ai Creativity support tools, che è andata nella direzione
di individuare e progettare specifici strumenti ICT per il supporto alle attività creative, ai processi di gruppo, alle attività knowledge intensive in cui ha un ruolo la conoscenza esperienziale di cui abbiamo parlato.

Questa fetta di letteratura fa emergere una caratteristica dei knowledge tools:
essi sono sempre inseriti e si riferiscono in maniera dedicata ad un contesto specifico;
il processo creativo viene descritto come un processo di cognizione situata e si può parlare di veri e propri spazi creativi (e connessi)
e di come questi debbano essere fatti per il supporto concreto all’attività.

Perchè ciò sia possibile è necessario che il
progetto della tecnologia per l’organizzazione creativa parta dalla specificità dello spazio stesso, e in tutta la letteratura la nozione di spazio creativo intreccia sempre un duplice discorso sulla natura fisica e sulla natura prossemica dei luoghi,
e considera importante la descrizione qualitativa e relazionale dell’ambiente in cui avviene la pratica creativa, accanto alla specificazione della sua struttura.
Gli spazi creativi sono descritti come spazi cognitivi, contesti prossemici, stratificati,
in cui risiede la conoscenza;
includono persone, strumenti, attività, metodi, oggetti, contenuti, artefatti
non come componenti atomiche e funzionali, ma come necessari ai processi di dialogo e comunicazione dentro il contesto stesso.

Quindi quando parliamo d strumenti della rete a supporto della creatività locale
ci riferiamo ad una idea ibrida di contesto, che vede l’ICT integrata nel contesto dell’attività di un luogo, e come in una dinamica di scala, di intervenire su spazi del sapere e knowledge base locali e puntuali.

07 – Dati – Immagini mondi

Mi piace sempre mostrare queste rappresentazioni, che sono immagini scaricate da internet, che parlano della rete e degli strumenti usando le metafore dei mondi, e in particolare questa mi sembra sottolineare questo ponte tra la globalità degli strumenti e la loro capacità di caratterizzare la varietà e la diversità dell’intervento locale.

Infatti Un terzo elemento della ricerca ha affrontato proprio il paesaggio degli strumenti di rete di cui stiamo parlando,
partendo anche da tassonomie visive come queste, o più strutturate come quelle che ho cercato di discutere nel testo

08 – Dati – Immagine strumenti

per proporre una analisi e strutturazione degli strumenti che fosse utile a metterli in relazione con i bisogni cognitivi degli spazi di progetto.

questa varietà è stata articolata in un gradiente che è utile come strumento per una prima valutazione della tecnologia, e del comportamento sulla conoscenza.

09 – Dati – etnografia

Mi sono quindi chiesta cosa succede dentro agli spazi del progetto?
qual è la reale pratica dei progettisti con la conoscenza?
come accedono alle risorse, come le usano in un lavoro di gruppo, che forma assume la condivisione della conoscenza nella pratica di uno studio di professionisti.

E sono arrivata alla strutturazione di un metodo etnografico per l’osservazione diretta dentro al contesto, che si concentrasse sui processi di comunicazione, i comportamenti collaborativi e delle dinamiche di scambio.

10 – Dati – etnografia

in questo schema riassumo le attività di osservazione e ricerca diretta che sono state effettuate.
La parte consistente dell’etnografia ha riguardato la comunità professionale,
per la quale ho cercato di ottenere una casistica varia delle differenti organizzazioni di design,
con l’obiettivo di interagire con contesti tra di loro sensibilmente diversi
e avere una casistica specifica di cos’è e come viene gestita la conoscenza all’interno di uno studio.

Voglio presentare brevemente i materiali dell’etnografia, di natura visiva, testuale, e di registrazioni audio prevalentemente
E i formati del processi di analisi e interpretazione dei dati raccolti, per offrirvi una casistica del materiale che è stato messo insieme.

11- 20 Dati – Etnografia, Materiali etnografici

Una slide per tipo
– immagini
– interviste
– Taccuini
– Scansioni
– Tabelle
– Codign testuale e visivo
– Mappe del contesto
– Taccuini commentati
– Coding sintetico

21 Interpretazioni – osservatorio

Passiamo ora alla seconda fase, in cui presento le chiavi di lettura della ricerca

Etnografia e designer
La prima è quella dell’osservatorio in cui viene esplicitata una dimensione riflessiva dell’etnografia, poichè io stessa designer
e quindi direttamente coinvolta nella domanda di ricerca e nelle risposte che ne sono emerse. Questa pratica riflessiva è stata messa in campo soprattutto nelle attività con gli studenti, per le quali abbiamo lavorato in spazi veri di conoscenza che sono i laboratori dell’università,e per i quali l’etnografia ha avuto un risultato di valutazione pratica.

22 Interpretazioni – sclavi

ho quindi cercato di rielaborare i riferimenti dell’etnografia tradizionale
secondo interessi più pertinenti con la pratica progettuale,
trovando una grande ispirazione nel lavoro di Marianella Sclavi,
che ha proposto un metodo etnografico basato sull’ascolto attivo e il dialogo, specifico per l’epistemologia dei contesti di comunicazione complessa.

La Sclavi disegna i suoi modelli come lo schema di aboilita comunicative non riduzioniste, utili all’antrpologia come strumenti per affrontare le dinamiche dell’interculturalità.
Nel nostro caso il triangolo è stato ridisegnato come lo schema di un’abilità conoscitiva non riduzionista, in cui l’osservazione etnografica è legata sia ai processi riflessivi che creativi, e come abbiamo visto è stata applicata alla comprensione delle dinamiche di gruppo.
Questo approccio dialogico è stato necessario per comprendere quali sono le relazioni che intercorrono all’interno di una dato contesto tra gli attori, le loro attività, le risorse che usano, pensando al contesto come un sistema trasformabile e migliorabile grazie all’intervento progettuale.
L’etnografia dal nostro punto di vista di designer della comunicazione non è quindi semplicemente un toolbox di tecniche che vengono mutuate dalle scienze sociali e riproposte nelle mani del ricercatore designer.
Nella retorica del progetto
che si riferisce alla possibilità diintervenire con la propria azione cosi con il proprio pensiero per attuare trasformazioni,
è un modo di guardare a un problema,
e nell’osservare il designer sta già costruendo strumentario di indagine e una azione di dialogo verso il progetto strumentale.

23 rete ICT, open, comunità

La terza chiave è quella dell’open
Termine con il quale cerco di riassumere l’ispirazione che deriva dalla rete nella forma di modello organizzativo costruito attorno a tre variabili:
la comunità come attore sociale, l’apertura e la natura pubblica della conoscenza prodotta, gli strumenti ict come protesi creative.

E quindi la focalizzazione sullo sharing come dimensione qualitativa dei processi creativi di conoscenza, e la ricerca di questa pratica collaborativa all’interno della pratica progettuale e nelle attività delle comunità di progetto.

24 Output 1

Vorrei a questo punto introdurre una serie di riflessioni che ci porteranno ai risultati dell’etnografia e della ricerca.

1 – l’interesse per la condivisione come strumento per la conoscenza creativa fa partecipare il design al dibattito più ampio sulla cultura aperta, un dibattito che ha già coinvolto l’economia in nuovi modelli di innovazione che si basano sui processi dal basso, e sulla cooperazione tra pari come una nuova prospettiva per il lavoro produttivo.

A partire dalla rete in qualche modo l’ideale della intelligenza collettiva non è uno slogan utopico
ma una scelta pratica all’interno della sfida culturale:
capacità di conoscere ed elaborare in pubblico, capacità di gestire processi complessi di comunità,
la sfida verso una cultura aperta e verso la diversità.

Questa prospettiva di messa a sistema della conoscenza progettuale con le tecnologie per la conoscenza e le pratiche collaborative è rilevante per la disciplina del design e il suo legame con il sistema tecno sociale.

Il dibattito sulle discipline e i modelli aperti ha estensioni ben più grandi degli intenti di questa ricerca.
Il concetto di design open source è una delle parole chiave, e scorre parallelo, come lo è quello delle reti di progettazione legate ai temi della social innovation.

La mia indagine si è focalizzata sugli strumenti, privilegiando
La priorità dell’approccio riflessivo che nasce dal fatto che ci muoviamo nella sfera dei comportamenti e del qualitativo, non dell’efficienza strumentale.

25

2 – la centralità di strumenti e materiali del design della comunicazione all’interno del processo etnografico sono stati un esperimento dal valore costruttivista, alla ricerca di un metodo etnografico specifico per il designer che muove l’osservazione dentro uno spazio di conoscenza.

L’etnografia si sviluppa nel contesto e tiene conto della sua dimensione qualitativa
Serve a capire cosa succede davvero, e noi che siamo designer
Serve a costruire uno strumentario per l’osservazione del contesto di conoscenza
E quella che sarà poi la trasformazione nel progetto.

La ricerca ha presentato una forte tensione tra l’obiettivo della soluzione strumentale, come esito di una ricerca progettuale che arrivasse al disegno di prototipi, e la necessità di affrontare in maniera sistematica l’osservazione, come strumento di premessa progettuale.

26

Il limite dell’etnografia sta quindi certamente nel non estendersi fino all’implementazione.
D’altra parte l’attenzione dedicata all’osservazione profonda del contesto e la sovrapposizione dell’osservazione con la pratica riflessiva mi ha consentito di lavorare sulla modellizzazione del processo etnografico,
in una sintesi utile all’azione generale nei contesti cognitivi.
Questo modello mette a sistema le tecniche osservative dell’etnografia tradizionale con il ruolo degli artefatti di comunicazione per la raccolta e l’interpretazione dei dati, considerando l’osservazione all’interno di un più ampio sistema di comunicazione e dialogo.
E mettendo in discussione il progetto della comunicazione nella capacità di creare chiavi di comprensione più ricche all’interno di situazioni in cui si lavora sulla conoscenza.
Il modello è stato descritto nella dissertazione nelle sue fasi di costruzione e in questa forma sintetica che intreccia l’etnografia alla prassi riflessiva, e accanto alle indicazioni procedurali per l’azione di nuove osservazioni è un modello che mostra il proprio codice sorgente, la diversità e l’articolazione degli strumenti utilizzati, la completezza del processo interpretativo, e anche in questa forma ha l’ambizione di essere di ispirazione.

27 Output 2

Il materiale etnografico ci ha consentito di andare a fondo nella conoscenza del contesto per comprendere la natura degli spazi cognitivi.
ho fatto un secondo sforzo di sintesi per andare nella direzione della dimensione progettuale pur nei limiti della non implementazione,
presentando questo modello utile per l’approccio degli interventi di
tecnologia all’interno di uno spazio creativo, che considera in maniera graduale limiti,
variabili, condizioni e specificità della conoscenza.
Il modello viene presentato nelle immagini della dissertazione nel suo processo di costruzione, e infine nella sua
forma conclusiva, cosà che sia chiara la sua premessa metodologica,
ovvero che può funzionare all’interno di processi progettuali che
tralasciano il funzionalismo tecnologico e si basano sul dialogo e la co-creazione.

L’equilibrio descritto da questo modello sta nel bilanciamento tra la forza che tende verso l’efficienza della soluzione tecnologica e quella che è richiesta per la costruzione della motivazione all’uso della tecnologia, tra la generalità dello strumento e la specificità della conoscenza progettuale su cui opera.

28 Output 3

è con una visione d’insieme dell’identità della conoscenza di design, cosi come stata ricavata dal’osservazione, che vorrei concludere.

La relazione tra progetto e apertura è proprio un salto di cornice

in sintesi, se guardiamo al tema della conoscenza per il design e al problema della gestione di questa conoscenza in termini di processo e progetto della comunicazione
è emerso che
– necessità di affrontare il problema della gestione della conoscenza riconsiderandone gli aspetti taciti poichè rimangono questioni aperte sul tema della conoscenza per design che è vero si codifica anche in patrimoni e risorse strutturate, ma una gran parte di essa rimane legata alla sfera dell’esperienza e del processo
– che la tecnologia deve supportare il bisogno euristico della conoscenza di design, la dimensione euristica della conoscenza, della scoperta, della sedimentazione

– la stratificazione qualitativa della conoscenza

– in una disciplina autoriale qual è il ruolo dell’individuo nel processo comunitario

– la conservazione della conoscenza e i limiti intrinseci dell’apertura

Questo dialogo con modelli disciplinari diversi è solo all’inizio,

Alcune questioni che sono emerse in questo confronto tra cornici sul qualitativo

Anonimato e dimensione pubblica
Scelta delle immagini e trattamento dei dati
Apertura completa del processo etnografico e quindi della dimensione metodologica

Sicuramente approcci parziali ma primi passi

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Dimensione della motivazione e della sfida culturale (salto dall’individuo alla comunità e alla società ) tesi che si muove nella discussione del costrutto culturale e della sua implementazione.
Strategia visionaria (bauwens, valori)

credo vi sia una utilità epistemologica nel discorso sulla conoscenza intrecciato al concetto di pubblico,
e che questa utilità vada oltre i limiti del digitale,
in un dialogo continuo con il nostro sistema tradizionale di artefatti di conoscenza.
Le pratiche della rete rendono la conoscenza autonoma da processi strutturati per la sua creazione,
e la legano a processi connettivi,
e ci insegna a valutare come risorsa cognitiva
l’elemento tacito e relazionale insito in ogni relazione di scambio.
Ci insegna, forse, ad essere locali nella globalità. più vicini nella distanza,
più individui speciali dentro ai gruppi.

Valore d’uso
valore dello scambio

Open è invece, come ampiamente
ci hanno insegnato le comunità digitali, e come quotidianamente vediamo nei processi di gestione della conoscenza digitale, è la garanzia unica e necessaria per la riproducibilità del sapere pubblico
e la viralità nella sua diffusione. Queste prospettive alimentano la capacità delle attività progettuali di interagire con il contesto sociale, e di contribuire al dibattito che dai temi della peer production
sta concretamente cercando la messa in pratica di modelli distribuiti e cooperativi per la produzione anche materiale.
La premessa di questi ragionamenti è la riqualificazione del valore d’uso (use value)
degli artefatti (materiali e cognitivi), secondo lo stesso principio che anima l’idea di una conoscenza collaborativa che si accresce con l’uso, la relazione e la condivisione.

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E questa è una dedica con la quale concludo.
Grazie.

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