inicio mail me! sindicaci;ón

La complessità della conoscenza. Nuovi concetti per il design.

This paper is the final outcome of PhD course in Scientific and Technical Research Ephisthemology “Guido Nardi”, helded in 2006 by the PhD school at Politecnico di Milano and professor Marisa Bertoldini.

Some excerpt from this essay has been published in the volume:
La cultura politecnica. Vol. 2, by Marisa Bertoldini, 2007, Bruno Mondadori, Milano

get the full text of the essay (italian)

Content of the essay:
1 – introduzione
2 – informazione ed epistemologia della complessità
3 – rete e spazio dei saperi
4 – il ruolo (e il problema) della conoscenza
5 – conoscenza e progetto
6 – bibliografia

(introduction)

La proposta di questo articolo è inquadrare il più ampio discorso epistemologico affrontato nel corso di “Epistemologia della ricerca scientifica e tecnica” con le implicazioni e il significato delle attività del dottorato di ricerca in Design, in particolare nel Design della Comunicazione.
L’operazione è più necessaria di quanto non sia difficile; l’esito più significativo di approcciare cosi direttamente le nozioni epistemologiche è sicuramente nell’opportunità di connettere i (giovani) percorsi di ricerca alla solidità del pensiero scientifico, consentendo di agevolare un dialogo
necessario all’esistenza stessa della ricerca e spesso difficile da costruire in maniera autonoma nel percorso individuale.

Quello che maggiormente mi è sembrato emergere dalle lezioni è la strutturazione su un discorso della complessità, nozione scientifica contemporanea che nasce in seguito alla constatazione che il
dualismo cartesiano e il pensiero illuministico sono inadeguati a  comprendere il mondo delle interazioni disegnate dalle scienze moderne, e in particolare dalla fisica; Cartesio dice “per comprendere il mondo lo si divida”, ma il modello che attualmente si va configurando tende piuttosto all’olismo pascaliano del “il tutto è più della somma delle parti”, e forse ciò stiamo
cercando (e la scienza in primis) non sta nella comprensione dettagliata del tutto ma nella capacità di affiancare ad una conoscenza puntuale anche una comprensione complessiva.

Il modello della complessità tiene conto tanto della descrizione dell’oggetto osservato quanto quella del soggetto osservatore, descrivendo pluralità di parti relazionate tra di loro e dipendenti l’una dall’altra, in maniera non necessariamente esplicita.
La complessità non è una “teoria scientifica” in senso stretto, ma una prospettiva del pensiero scientifico che sta assumendo un ruolo centrale nelle scienze moderne descrivendo una epistemologia della complessità, che si basa su alcuni cambiamenti rilevanti nel pensiero contemporaneo; innanzitutto una nuovo dialogo tra scienza e filosofia per il tramite delle scienze cognitive e un’attività di ricerca necessariamente interdisciplinare; un nuovo modo di fare ricerca scientifica, metà strada tra teoria matematica ed esperimento di laboratorio, per mezzo del computer, della modellizzazione e simulazione (possibili grazie all’automazione e agli algortimi); l’approccios bottom-up che porta alla costruzione del modello di un sistema in base alla conoscenza locale che se ne ha e non alla derivazione dalle teorie globali, e che quindi include come elementi del modello anche le nozioni di contesto e punti di vista.

Il modo in cui conosciamo (epistemologia in senso kantiano), nei chiari esempi di Tagliagambe, passa dalle pieghe della complessità.
Cumplicere, ovvero avere “molte pieghe”: l’etimo della complessità è di per sé un’immagine piuttosto chiara per spiegare l’interrelazione, quella particolare proprietà che definisce l’importanza delle relazioni (all’interno di un sistema) più che la descrizione degli stati; infatti “la nuova sfida

della filosofia della scienza consiste nello sviluppo di metodologie non tanto per le teorie astratte e universali né per le condizioni ideali che si creano in laboratorio, quanto per la vita nel mondo disordinato in cui abitiamo e su cui siamo chiamati a intervenire”. get full text

Leave a Comment